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Sideways by Ermanno Mino CAPITOLO 8 VENDEMMIA PASQUALE E SURF A NATALE
URUGUAY, OVVERO DOVE SI VENDEMMIA A PASQUA E SI FA SURF A NATALE
Il primo dato che salta all’occhio è che stiamo curiosando un paese dove le pecore sono 3 volte piu' numerose degli umani
Un tessile fatto di lana ahimé meno pregiata in termini di materia prima e che ha perso in 4 anni il 70% delle sue industrie; la grande crisi del mercato tipico di sbocco, quello USA, e la conquista dello stesso da parte degli esportatori cinesi stanno chiudendo una pagina storica, molto legata a Biella .
Una capitale squadrata, quasi su pianta romana, dove perdersi è praticamente impossibile, ma che non offre allo stesso tempo locali “giusti” per poter andare a gustare il vino.
Un paese dove circolano ancora molte auto anni 30 , 40, 50, colori impossibili; quando una "scoppia", diventa fonte di pezzi di ricambio. Il fil di ferro fa la sua onesta , decorosa parte
Una squadra di calcio, il Penarol, fondata da immigrati piemontesi, appunto di Pinerolo
Un villaggio composto invece di discendenti di russi fuggiti all'epoca della Rivoluzione d'Ottobre, sono ancora lì in mezzo alla campagna tra Montevideo e Paisandu. Forse sarebbe tempo che qualcuno li informi che i tempi sono cambiati, o forse va mantenuto vivo l'ideale gemellaggio con gli ultimi soldati giapponesi novantenni che ancora sparano ai turisti americani nell'arcipelago indocinese.
La seconda spiaggia piu' ambita del Sud America, la punta de l'Este; il miglior ristorante di pesce lì è pero' basco, con tanto di bandiera irridentista e con quelle facce e quei nomi che solo i baschi esibiscono.
Sì le facce dure dei baschi, quei cognomi impronunciabili tra l'ungherese ed il finnico, personaggi che qui mantengono viva la "differenza"; forse la lontananza è il fulcro per continuare a crederci.
L'altro pesce, quello per uso industriale, è pescato da antiquati pescherecci russi che consegnano gli oli di spremitura a trasformatori locali.
Un paese, grande come metà della Germania, che dopo la seconda guerra mondiale era chiamato "La Svizzera del Sud America" e che ha man mano perso di importanza e di credibilità, rifiutando orgogliosamente di "assoggettarsi" politicamente agli yankees.
Un paese dove l'abitudine alimentare del nativo è permeata di carne arrosto da mane a sera; questo comporta ahimé una delle piu' elevate % di tumori allo stomaco del pianeta.
Non tutto è negativo :l'allevamento era e resta la fonte principale di sostentamento per la popolazione, con l'agricoltura.
A sua volta cio' genera la sparizione di particolari forme di vegetazione, quali le palme del genere
"Butia capitata"; un tipo d'albero di basse esigenze di suolo e clima, fruttifero ( la popolazione dell'area di Rocha si nutre con i suoi frutti
Di rilievo anche la coltivazione dell'Eucalipto, 550.000 ettari sono qui su 13 milioni di ettari sparsi per il pianeta; come con lo struzzo nel mondo animale, è un albero polivalente per esser utilizzato per intero : mobili, carta, essenze anti affezioni respiratorie, insetticida.
Poi il riso . qui si producono 1,3 milioni di tonnellate di riso, con resa 7290 kg /ha; 90% del riso coltivato finisce all'export. Manca ancora un piano regolatore di queste coltivazioni e la loro efficace gestione (il secondo anno di raccolta sullo stesso podere dà risultati inferiori)
6 milioni d'ettari sono poi dedicati alla Laguna Merin, costa atlantica, tra Uruguay e Brasile; è un ecosistema unico e ricco sia di specie vegetali che animali, rifugio importante per milioni di uccelli migratori.
Il Vino
I Numeri
Enologicamente parlando, siamo entro i crismi dei sacri tomi : latitudine tra 30 e 35 Sud
I primi intenzionati a diventare produttori di vino in Uruguay arrivarono qui dalla Spagna nel 17° secolo; c’è un documento cartaceo del 1776.
Per datare comunque un primo vigneto commerciale, come oggi si intende, dobbiamo risalire al 1870
Oggi contiamo all’incirca 10.000 ettari, un numero apparentemente consistente, in realtà vale 1/5 della superficie vitivinicola dell’ Austria o sovrapponibile a quella del Baden Wuerttenberg in Germania.
Produzione intorno ai 90.000 hl.
270 i produttori censiti, molti di loro sono discendenti da famiglie spagnole ed italiane; 86% delle imprese contano una superficie di proprietà sino a 5 ha.
Solo lo 0,3 % di loro conta piu’ di 50 ha
I suoli sono in prevalenza costituiti da arena e argilla
Il 60% della produzione è a nord di Montevideo, dipartimento di Canelones
Aree nuove di interessante sviluppo sono Colonia e Carmelo nel Sud ovest, piu’ radicata la viticultura in Cerro Chapeu ai confini con il Brasile al Nord, ed infine Capinteria ed El Carmen, di teorico grande potenziale, nell’area centrale del paese
Il clima è umido e subtropicale, la temperatura media annuale nelle area destinate alla viticultura vale 18°C; si puo’ assimilare Canelones a Bordeaux e il Rio de la Plata alla Gironda. Buoni i valori pluviali, che rendono inutile l’irrigazione.
L’organo di controllo è l’ INSTITUTO NACIONAL DE VITIVINICULTURA (INAVI), di recente fondazione (1987). I produttori associati lo finanziano; il direttivo è costituito da 9 persone, 6 rappresentanti delle imprese, 3 dello stato .
La classificazione passa dal vino da tavola al VCP (vinos de calidad preferente); un apposito laboratorio (il LATU, Laboratorio tecnologico del Uruguay)si preoccupa di valutare la % alcool, l’acidità, i solfiti (all’esportazione non va passato il 200 mg/l)
La capsula porterà il sigillo dell’INAVI in forma di numerazione singola; i dati in etichetta non dissentono molto dalla vecchia regola europea; gli obblighi di citare l’anno di produzione valgono solo per vini con piu’ di 85 % di un componente guida nell’uvaggio.
I Vitigni
Il paese produce vini bianchi e vini rossi; schiacciante la preponderanza di questi ultimi, legati al vitigno –faro: il Tannat. Altri vitigni a bacca rossa coltivati sono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot and Syrah; i vini nascono sovente da uvaggi tra questi il Tannat, ma si incontrano anche vini rossi prodotti singolarmente da questi vitigni
Tra i bianchi, recentemente comunque in crescita, emergono Sauvignon Blanc, Chardonnay, Pinot Blanc, Viognier, Riesling, Muscat e Gewurztraminer. Un discorso a parte merita il Torrontes Riojano, di chiare origini spagnole e famoso anche in Argentina; come il Tannat sembra aver trovato qui la sua patria d’elezione.
Il Vitigno Principe
Il Tannat ha origine ed è tuttora presente nelle regioni pirenaiche di influenza basca della Francia, prime fra tutte il Madiran; qui spesso genera uvaggi in abbinamento a Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc; che ne smorzano la considerevole tannicità.
L’impiego mirato delle barriques, che ne addolciscono le note tanniche, ha aiutato il rilancio di questo vitigno a livello francese nell’ultimo decennio.
Proprio in Francia l’enologo Patrick Ducorrnau ha sviluppato nel 1990 il processo di micro ossigenazione, lavorando all’affinamento di campioni di Tannat indigeni
Si deve peraltro ad emigranti baschi l’arrivo in Uruguay del vitigno nel secolo 19mo; da qui sarebbe poi approdato anche in Argentina
Il Tannat Uruguagio, localmente chiamato anche Harriague, si distingue da quello europeo per una testura piu’ morbida, tannini meno aggressivi sin dalla gioventu’.
Al primo impatto al naso, nel mezzo di un bouquet molto ampio, primeggia la mora; prima di lasciare spazi importanti and un ricco pourpouri’ di aromi terziari.
Sono vini molto “corposi” ma eleganti e denotano spiccata tendenza all’invecchiamento
L’Export
Un’esportazione molto parcellizzata, piu’ di 40 paesi; Brasile e Usa ne assorbono una fetta importante; pressoché inesistente l’Italia, superata anche dalla Polonia
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Analisi generale sull’esportazione del vino dell’Uruguay nel periodo 2000-2006
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Litri
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Fatturato
USD FOB
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Vino in bottiglia in valore USD
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Vino in bottiglia in volume
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2000
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3208597
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7024478
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98,95 %
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%
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2001
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2590043
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6263400
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99,13 %
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%
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2002
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2226387
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4637377
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98,63 %
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%
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2003
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1762656
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3901302
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99,13 %
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%
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2004
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1210336
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3294755
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98,96 %
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%
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2005
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1438101
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4174004
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96,2 %
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91,6 %
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2006
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3581014
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5534316
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91,6%
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47,7 %
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Nota : Aumentando la vendita dello sfuso nel 2006 ( significativo l’incremento in litri), si percepisce un notevole calo del valore medio in termini di fatturato; prezzo medio del 2005 : 2,86 US $ /litro contro 1,55 US $ nel 2006
Un Emigrante del vino “che ce l’ha fatta”
Abbiamo visitato l’azienda della Famiglia Pisano
Daniel Pisano ci ha fatto da guida raccontandoci che la storia della sua famiglia in Uruguay comincia nel 1870, quando il ligure Francesco sbarca per primo in quelle terre .
Una valigia piena di speranza e la scorza dura dei liguri bruciati dal sole e sbattuti dal vento.
Nel 1914 anche suo figlio Cesare Secondino Pisano, con soli pochi dollari in tasca e tanta speranza, arriva nella capitale, ma sceglie di stablirsi a Progreso, una zona con tantissime ore di sole/anno
Siamo usciti in vigna, i suoli sono argillosi e calcarei e le viti disposte su declivi esposti alle fresche correnti dell’Oceano Atlantico.
Un paesaggio morbido, che ti fa sentire subito a tuo agio; la vigna è incastonata qui meglio che ovunque, sembra che sia nata prima essa del terreno su cui poggia.
Pensi subito a cosa potrebbe essere quella distesa se non fosse incisa da quei filari ordinati che ne scandiscono le forme.
Ceppi di rose sbadigliano al vento all’ingresso dei filari; sembra di essere proprio sulle alture liguri
Un ceppo ancora produttivo vanta piu’ di 100 anni, è rimasto solo lui, vivo testimone di quella manciata di barbatelle di Barbera, Nebbiolo, Sangiovese, Lambrusco importate per prime, sradicate da quei filari di famiglia ove già si produceva uva in Liguria nella seconda metà del 1800
Daniel me lo mostra orgoglioso accarezzandolo, come si fa con il nonno assiso a capotavola nei giorni di festa
Il matrimonio di Cesare con dona Maria Elsa Arretxea, chiarissima origina basca, porta in dote il Tannat e cambia la storia della famiglia , che intanto nel 1924 ha prodotto il primo vino e la conseguente cantina.
Oggi gli ettari a vite sono 30 di cui 15 coltivati presso la cantina a Tannat, Cabernet Sauvignon, Merlot, merlot e Chardonnay.
Per raggiungere gli altri 15 ettari bisogna spostarsi piu’ a nord; qui ritroviamo Tannat, Syrah, Pinot Noir, Viognier, Petit Verdot,
La produzione globale dell’azienda sfiora oggi le 400.000 bottiglie, produzione molto legata agli standard europei; il laboratorio, ben strumentato e con i giusti spazi per il lavoro, ne è l’immagine
La barrique fa capolino con moderazione, quasi scusandosi di esserci; ; qui è la terra che imprime le caratteristiche al Tannat, non occorre l’apporto tecnologico di cantina come nel Madiran
Fuori da questa visita, che è già ahimé datata, abbiamo degustato di recente altrove il loro
TANNAT RESERVA PERSONAL DE LA FAMILIA 2004
Prodotto da 100% Tannat. Vendemmia verde, selezione dei grappoli, fermentazione fredda, il tutto mirato a salvaguardare per conservare il carattere fruttato.
Tocco di seta alla testura tramite breve passaggio in barrique di rovere francese
L’equilibrio è buono, i tannini sono giunti a completa maturazione, l’acidità è giusta. Il 14% di alcool gioca il suo ruolo in cotanto corpo, ma non “asciuga” affatto in bocca. In naso avremo percepito grappoli di more e prugne della California a go-go. L’abbiamo provato su arrosto al forno di agnello; certamente da maritare anche con l’Asado (tpico piatto locale di carne bovina arrostita a fuoco vivo), come con preparazioni di maiale, vitello e selvaggina. Grande impronta sul parmigiano.
La salute
Abbiamo detto tutto il bene possibile del Tannat; aggiungiamo infine le caratteristiche terapeutiche attribuitegli
Il quadro clinico è indubbiamente interessante
Capacità
Antiossidante
% Inibizione
T B A R S
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Oggettivamente il Tannat presenta caratteristiche antiossidanti da leader massimo, quindi in grado di rallentare piu’ di altri vini rossi i processi metabolici di ossidazione delle cellule e la capacità di inibire al meglio la deposizione di “collanti” che catturano i grassi sulle superfici delle arterie.
Concettualmente un antiossidante nell’organismo umano è sostanza capace di combattere i famosi RL, Radicali Liberi. Essi sono prodotti nel nostro organismo, sono altamente reattivi e per questo generano processi ossidativi che inficiano progressivamente componenti cellulari ed extracellulari, accelerando i processi degenerativi
E’ dal 1972 che stato dimostrato.che il moderato consumo di vino rosso riduce fortemente il rischio di infarto e di problemi cardiovascolari in confronto a situazioni in cui non se fa uso. (il famoso paradosso francese)
La spiegazione sta proprio nel fatto che la ossidazione di Lipoproteine di bassa densità (LDL) è risultata esser inibita in vitro dall’addizione di vino rosso
Di fatto il Tannat presenta una concentrazione in polifenoli piu’ elevata rispetto agli altri due rossi diffusi nel Paese( 1730 mg/l contro 1360 del Cabernet Sauvignon e 1375 del Merlot) I flavanoidi rappresentano nei primi due lo “zoccolo duro” tra i benefici polifenoli riconosciuti, mentre il Merlot, apparentemente superiore al Cabernet Sauvignon in questi preziosi componenti, dimostra un maggior disordine componentistico a seconda dei varietali osservati e la media lo porta al 3° posto.
Alta la concentrazione anche di polifenoli non flavanoidi, ma ugualmente attivi e scientificamente riconosciuti per la loro benefica attività, quali il famoso Resveratrolo e l’acido gallico.
Attività “medicinale” di fascia superiore analoga al Tannat è scientificamente riconosciuta in alcuni vini del Sud-Ovest della Francia; in Italia si difende bene la provincia di Nuoro
Ringraziamenti per le visite e il materiale fornito
- Daniel Pisano
- Hector Augusto Tricotti, esimio professore all’Università di Montevideo, che da troppi anni mi sopporta sul lavoro
- Juan Carlos Olascoaga, una di quelle rare persone nella vita che incontri ogni 7-8 anni e con cui riprendi a parlare di cose come se le avesse lasciate in sospeso una settimana prima.
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